Salire sul Vesuvio: come si prenota, dove si parcheggia, cosa portare

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Il Vesuvio si vede da mezza Campania, e questo genera un equivoco: sembra un posto dove si arriva. Invece è un parco nazionale con un numero chiuso, una strada che finisce prima della cima e un ultimo tratto che si fa con le gambe. Niente di difficile — ci vanno bambini e persone anziane — ma sono quattro cose da sapere prima, non davanti alla sbarra.

Scriviamo questa guida perché ce la chiedono quasi tutti gli ospiti, e perché l'ingresso del Parco è a cinque minuti di auto da casa nostra: la strada che porta su la facciamo di continuo.

La prenotazione è obbligatoria e si fa solo online

È il punto su cui si arriva impreparati più spesso. L'accesso al Gran Cono, cioè il sentiero che porta sul bordo del cratere, va prenotato in anticipo, e la prenotazione si fa soltanto online, sul sito ufficiale del Parco Nazionale del Vesuvio:

parconazionaledelvesuvio.it — Il Gran Cono

Diciamo subito una cosa che altrove non trovate scritta: noi i biglietti non li vendiamo e le prenotazioni del Parco non le gestiamo. Non conosciamo il prezzo aggiornato né gli orari di ingresso della giornata in cui verrete, e non ha senso che ve li riportiamo qui: cambiano per stagione e per condizioni del vulcano, e una pagina che vi dice una cifra vecchia è peggio di una pagina che vi manda alla fonte.

Quello che possiamo dirvi con certezza è il resto: come ci si arriva, dove si lascia l'auto e cosa serve avere addosso.

La strada: si sale in auto fino a quota mille

Dall'uscita autostradale si prende la strada che sale sul versante del vulcano. È asfaltata per tutto il percorso, stretta in più punti e piena di tornanti: si va piano, e con un camper o un mezzo lungo si va molto piano.

La strada finisce a quota mille metri, dove c'è il parcheggio. Da lì in su non si passa con l'auto: comincia il sentiero.

Se alloggiate da noi, a Terzigno, l'ingresso del Parco è a cinque minuti. È il vantaggio pratico di stare su questo versante: si parte dopo colazione, si sale con la strada ancora vuota e si è di ritorno per pranzo senza aver passato un'ora nel traffico della costa.

L'ultimo tratto è a piedi, e non è asfalto

Dal parcheggio di quota mille al bordo del cratere si va a piedi. Il sentiero è una salita costante su ghiaia vulcanica: non è ripido come una montagna vera, ma il fondo è mobile e cede leggermente sotto il piede, quindi si fa più fatica di quanto suggerisca il dislivello.

Da qui discendono tre consigli che valgono più di qualunque altro:

  • Scarpe chiuse, con la suola. Le infradito e i sandali sulla ghiaia vulcanica non tengono, e la polvere entra dappertutto. È l'errore che vediamo fare più spesso a chi sale d'estate arrivando dal mare.
  • Acqua, portata da casa. Sul sentiero non ci sono fontane.
  • Qualcosa con le maniche. A mille metri il vento c'è quasi sempre, anche a luglio, e sul bordo del cratere è esposto. Chi sale in canottiera a Ferragosto scende infreddolito.

Un cappello e una crema solare completano la lista: sul cono non c'è un albero, e l'ombra non esiste in nessun punto del percorso.

Quando conviene andarci

Il mattino presto è il momento migliore, per tre ragioni che si sommano. La strada è libera, la luce radente rende il golfo leggibile fino a Capri, e soprattutto l'aria è più tersa: nelle ore centrali dell'estate la foschia sale dalla piana e il panorama, che è metà del motivo per cui si sale, si perde.

Sul tempo, una nota onesta: con le nuvole basse non si vede niente. Non è una vista che si intravede a fatica, è proprio bianco. Se il meteo è incerto e avete più giorni a disposizione, conviene tenere il Vesuvio come giornata mobile e decidere la mattina stessa guardando fuori dalla finestra — cosa che dalla nostra terrazza si fa in due secondi, perché il vulcano è lì davanti.

In inverno il vulcano è spesso più nitido che d'estate, ma il vento è freddo davvero e le giornate sono corte.

Con i bambini si può fare

Sì, e lo fanno in molti. Il sentiero non ha tratti esposti né passaggi tecnici; il problema è la fatica su fondo mobile e l'assenza di ombra. Con bambini piccoli conviene salire presto, mettere in conto qualche sosta e portare più acqua di quella che sembra necessaria.

Il passeggino invece non serve a niente: sulla ghiaia non va. Chi ha bimbi molto piccoli usa lo zaino porta-bambino.

Quanto tempo mettere in conto

Dipende dal passo, ma per farsi un'idea: al tempo di salita e discesa va sommato quello che si passa sul bordo del cratere, che è la parte per cui si è venuti. Il giro lungo l'orlo si fa con calma, ci si ferma a guardare dentro il cratere da un lato e il golfo dall'altro, e nessuno ha mai voglia di correre.

Considerate una mezza giornata, senza incastrarci altro subito dopo. Chi prova a fare Vesuvio la mattina e Pompei il pomeriggio arriva agli Scavi già stanco, e Pompei è tre ore di cammino sotto il sole: sono due cose che stanno bene in due giorni, non in uno. Ne parliamo per esteso nell'itinerario di tre giorni.

Dormire vicino all'ingresso

Il modo più semplice di togliersi i problemi logistici è non doverli affrontare: se si dorme sul versante del vulcano, la salita è una gita di mezza mattinata invece di una trasferta.

Terrazza sul Vesuvio è a Terzigno, dentro il Parco Nazionale, a cinque minuti dall'ingresso e a un quarto d'ora dagli Scavi di Pompei. Sono tre appartamenti indipendenti con cucina, parcheggio gratuito e una piscina che guarda il vulcano — quello su cui siete appena saliti, il che la sera fa un certo effetto.

Guarda disponibilità e prezzi — prenotando qui paghi meno che sui portali, e il prezzo che vedi è quello finale.

Dormi dove finiscono le distanze

Terzigno, dentro il Parco Nazionale del Vesuvio: quindici minuti dagli Scavi di Pompei, cinque dall'ingresso del Parco. Tre appartamenti con cucina, parcheggio gratuito e piscina panoramica.

Vedi disponibilità

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